Marc Rothemund - Germania 2017 - 107’
da 10 anni

Lenny, il figlio trentenne di un cardiochirurgo, viene costretto dal padre, dopo l’ennesima trasgressione, ad occuparsi di David, un adolescente affetto da una malattia che gli lascia poco tempo da vivere. Per rendere meno noioso il suo compito, Lenny decide di far stilare a David una lista di desideri. Alcuni potranno essere soddisfatti con il denaro, ma altri hanno bisogno di molto di più.

Sinossi

Lenny, il figlio trentenne di un cardiochirurgo viene costretto dal padre, dopo l'ennesima bravata, ad occuparsi di David, un adolescente affetto da una malattia cardiaca che gli lascia poco tempo da vivere. Non mancando di mezzi economici, dovrà fargli stendere una lista dei desideri ed esaudirli tutti. Alcuni potranno essere soddisfatti con il denaro ma altri hanno bisogno di molto di più...

Approfondimento

Commedia drammatica tedesca del 2018, il cui titolo originale è Dieses bescheuerte Herz del regista Mark Rothemund, il cui  merito principale sta nel non scivolare mai nel pietismo, in una confezione della storia fluida e convincente e nell’interpretazione di due attori belli, bravi e affiatati come Elyas M’Barek (che avevamo già apprezzato nei due Fuck you, Prof! e in Benvenuti in Germania) e il quasi debuttante Philip Noah Schwarz.

Dal momento che quello che si racconta nel film si rifà ad una storia vera, viene da pensare a quanti altri si trovino nelle condizioni di David, senza mai avere la fortuna di trovare un amico fuori, qualcuno che lo aiuti a realizzare i propri normalissimi desideri. In questo senso Conta su di me è un film sulla malattia inguaribile vista attraverso gli occhi dei fortunati che per lo più la ignorano o addirittura la ostacolano, come il rozzo inquilino che blocca con un secchio la porta dell’ascensore quando il ragazzo deve salire. Il mondo sembra essere, spesso, indifferente al dolore degli altri e solo il contatto diretto con chi soffre sembra poter cambiare, ci racconta il film, il punto di vista di chi ne è immune, fino a trasformare la sua percezione del mondo.

Una commedia interessante e per niente banale sui rapporti umani, in questo caso declinati con sincerità ad altezza di adolescente e rivolta a un pubblico in grado di comprenderlo e apprezzarlo: non è un caso se Conta su di me ha vinto al festival di Giffoni il premio Generation + 13

Temi

Attraverso questo racconto diversi sono i temi che si potrebbero identificare e che sono toccati dal racconto:

la diversità, la malattia, la stigmatizzazione, l’esclusione ma anche l’accettazione attraverso il coinvolgimento, la comprensione di fenomeni che tanto occupano la nostra quotidianità e che ci confrontano con la nostra capacità/incapacità di includere nella nostra vita ciò che in un primo momento può sembrare spaventante perché ci confronta con il senso di impotenza e la paura che possono generare.

Ecco, questo film ci accompagna, attraverso la descrizione di una storia vera, in un mondo che difficilmente ognuno di noi avrebbe la possibilità di esplorare, se non lo vedesse sullo schermo.

Confrontati con un handicap che sembra impedire al protagonista adolescente di vivere la vita quotidiana, il film ci mostra come sia invece possibile, tenendo conto delle caratteristiche della malformazione, attraverso l’apprendimento di tecniche da mettere in atto in caso d’emergenza, vivere la diversità invece di escludere stigmatizzandolo, ciò che la caratterizza

A pensarci bene molte sono le persone affette da malattie, obbligate a cambiare ritmo di vita, interessi, hobbies e alcuni persino ad uscire dal mondo del lavoro. 

Questo film ha forse anche il pregio di ricordarcelo e fra le righe di farci riflettere sul valore del rispetto che deve far parte dei rapporti umani, non solo in situazioni così estreme ma anche nel quotidiano, dove capita anche che la paura del diverso invece di generare empatia,  provoca comportamenti di evitamento ed esclusione, atti ad allontanare ciò che non si conosce e che incute paura.

Una lunga tradizione  è stata sostenuta sin dall’ottocento da studi atti a stigmatizzare ed escludere, con l’illusione di potersi difendere da un ipotetico diverso che incarnava il male.

Le religioni  hanno anche rappresentato, attraverso iconografie ancora visibili in templi, chiese, testi sacri l’idea che esiste un bene e un male e che il male ha certe caratteristiche ( pensiamo all’inquisizione).

Ciò che accomuna tutte queste realtà è rappresentato comunque da una maniera di porsi nei confronti di una fascia di popolazione che è stata definita, a posteriori, come capro espiatorio di malesseri serpeggianti , canalizzati, attraverso ideologie divenute dominanti, in credenze concretizzatesi in un secondo tempo, in fenomeni di rigetto sino all’attuazione stermini di popoli.