Fredi M. Murer - Svizzera 2006 - 123’
3 SE - 1 SM

Vitus è un piccolo genio: ha un udito straordinario, suona perfettamente il pianoforte ed è in grado di apprendere qualunque argomento dai libri. I suoi genitori, orgogliosi dei suoi talenti, hanno grandi progetti per il suo futuro, ma Vitus preferisce rifugiarsi nel laboratorio del nonno, pieno di cose eccentriche, alla ricerca di una vita normale e con il sogno di riuscire un giorno a volare...

Sinossi

Vitus è un bambino prodigio, di dodici anni, in grado di suonare il pianoforte con maestria sin dall'età di sei anni, gran giocatore di scacchi e lettore di enciclopedia. I genitori, date le sue capacità, lo iscrivono in una scuola prestigiosa, ma frequentata da ragazzi più grandi.

In cuor suo Vitus vorrebbe essere un ragazzo normale e frequentare i suoi coetanei, e l'unico in grado di capire il suo stato è suo nonno, con cui condivide la passione per il volo. Una notte, nel tentativo di prendere il volo come fece Icaro, si lancia dal balcone cadendo rovinosamente. A causa della caduta, perde tutte quelle capacità che lo contraddistinguevano dagli altri bambini, diventando così una persona normale: ciò porta allo sconforto dei genitori, in particolare della madre che cade in depressione. Il nonno scopre l'inganno ma mantiene il segreto. Grazie alla sua intelligenza, Vitus fa diventare ricco suo nonno e fa riavere il posto di lavoro a suo padre. Il giorno seguente il nonno di Vitus si fa male e due giorni dopo muore. Alla fine, per non scoraggiare ulteriormente i genitori, Vitus torna ad essere se stesso e a riacquisire tutte le capacità che la natura gli ha dato e che lo rendevano speciale e praticamente unico.

Approfondimento

(tratto da “La luna, i falò”. Il cinema di Fredi M.Murer a cura di Paolo Vecchi.. Ed.Lindau, Torino, 2007)

Nella sua apparente levità1 fiabesca, di racconto morale a lieto fine, Vitus ci sembra tuttavia attraversato da una filigrana di angosce e frustrazioni. Il talento è un dono per il protagonista, ma rischia di essere una maledizione che gli si rivolta contro a ogni inciampo. Significa pressione dei genitori pur intelligenti, colti e amorevoli; rifiuto da parte dei coetanei, con conseguente tendenza all’isolamento, o a una forma di sufficienza che fatalmente genera l’antipatia dei compagni “normali”; paura di un fallimento che, sia pure a ben altri livelli, Vitus vede compiersi per l’amata Isabel, che sognava di diventare una rockstar e finisce per fare la commessa in un negozio di CD.

È il nonno, con la sua carica di folle saggezza, di partecipe alterità, di carica poetica e senso dell’umorismo, a incardinare i comportamenti del nipote, mostrandogli di volta in volta con tatto e discrezione le possibili opzioni esistenziali, ciascuna con i suoi pro e contro. L’anziano montanaro, in una delle prime, brillantissime sequenze, dichiara che nella graduatoria delle dieci professioni che avrebbe voluto fare, al primo posto veniva quella di pilota. “E al secondo? Il costruttore di bare?” gli chiede il bambino. “Le altre nove non contano”, è la sua risposta.

E infatti è il volo a costituire la spina dorsale metaforica del film, abbia esso esiti felici o infausti: il boomerang e il cappello, le lettere d’amore affidate ai palloncini, il salto …dal balcone a mo’ di Icaro, il simulatore con i suoi apparati che evocano una realtà virtuale, la rovinosa caduta dalla seggiola durante un maldestro quanto generoso tentativo di riparare il tetto che porta il nonno in un letto d’ospedale, da cui, pur in fin di vita, il vecchio non riesce a non avere un moto d’orgoglio e intesa comunicando al nipote di avere finalmente pilotato l’aereo, cosa che anche il ragazzo farà di lì a poco entrando in maniera spettacolare nel parco della sontuosa villa di Gina Fois.

Il volo come aspirazione a guardare le cose dall’alto, a sollevarsi sulle quotidiane pochezze dell’esistenza ma anche come levità, ironia, nonchalance. Tutte qualità che il nonno ha ereditato da una cultura che nulla ha a che fare con i disastri dell’urbanizzazione, e che lo collocano in una dimensione che sta tra la genialità e la magia (si veda la sequenza insieme esilarante e commovente, in cui egli ammansisce un ringhioso cagnone, per raccogliere fiori nel giardino da lui custodito).

È questa ammirevole figura, dei cui panni Bruno Ganz si veste con straordinaria adesione, offrendole con ogni probabilità più di un apporto personale, ad attribuire al film un aspetto in qualche modo dionisiaco2, al pari della musica con la quale arriva a fondersi e a interagire.

1. Qualità di ciò che è lieve, leggerezza
2. Di Dionisio, dio greco del vino, che è caratterizzato da uno stato di esaltazione entusiastica

Spunti didattici

  • Descrivi con 3 aggettivi ognuno dei personaggi principali del film: Vitus, il nonno di Vitus, la mamma di Vitus e il papà di Vitus.
    Confronta le tue scelte con quella dei compagni.
  • Come vive Vitus a casa con i genitori?
  • Quali sono i desideri e le speranze dei genitori per il futuro di Vitus?
  • Come vive Vitus a casa del nonno?
  • Quali sono i desideri e le speranze del nonno per il futuro di Vitus?
  • Se hai riflettuto bene alle precedenti quattro domande ora potrai scrivere per quali motivi Vitus cerca e si rifugia spessissimo dal nonno. Confronta le tue osservazioni con quelle di altri compagni e discutile con loro.
  • Scegli una scena o una frase del film che ti ha particolarmente colpito e riportala su un foglio. Poi confronta la tua scelta con quella di altri compagni.
  • Secondo te è una fortuna o una sfortuna essere bambini ad alto potenziale cognitivo? Perché? Confronta le tue idee con quelle dei tuoi compagni.
  • La cosa più bella è che i due bambini, Vitus da piccolo (Fabrizio Borsani, nato a Winterthur nel 1998), e Vitus da adolescente (Teo Gheorghiu, nato a Zurigo nel 1992) sono veri pianisti.

    “Al contrario della maggior parte dei film dove gli attori per esibirsi in prove particolari hanno bisogno di una controfigura, qui il bambino è davvero un prodigio. Ciò permette al regista di fare dei lunghi piani sequenza in cui il ragazzo entra in una stanza, si siede al piano e comincia a suonare dei pezzi strepitosi. È questo l'aspetto più emozionante e sorprendente del film” (tratto da Swissinfo.ch, 2007).
    Teo Georghiu (il vero protagonista) è un vero ex enfant prodige…
    Teo Georghiu è nato a Zurigo nel 1992. A 12 anni, nel 2004, ha vinto il primo premio nel Concorso pianistico internazionale di San Marino. A 13 anni, nel 2005, quello del Concorso pianistico internazionale Franz Liszt di Weimar, in Germania.
    Ha debuttato alla Tonhalle di Zurigo nel 2004 con un concerto per pianoforte di Schumann. Da allora, nel suo repertorio sono entrati pezzi di Mozart, Beethoven, Chopin, Rachmaninov e Bach
    Il Concerto per pianoforte Nr. 2 di Rachmaninov, eseguito alla Tonhalle, a 15 anni, nel maggio del 2007, è valso a Gheorghiu le lodi della critica.

  • Fai una piccola ricerca su questi due giovani attori-pianisti.