Nora Twomey - Irlanda/Canada 2017 - 94’ animazione
SM

Parvana ha undici anni e cresce sotto il governo dei Talebani in Afghanistan. È il 2001 quando il padre viene ingiustamente arrestato. Non essendoci un uomo in famiglia Parvana si traveste da ragazzo; può così uscire di casa e cercare un lavoro. Con intrepida perseveranza, si dà forza grazie alle storie raccontate dal padre, fino a rischiare la propria vita pur di scoprire se egli è ancora vivo.

Sinossi

Parvana, undici anni, cresce sotto il regime dei Talebani. È il 2001 e in Afghanistan la guerra tra il regime talebano e l’Occidente è in piena azione. Parvana vive con la madre, la sorella maggiore, un fratello piccolo e il padre. Un giorno, mentre la piccola è in giro per vendere alcuni antichi oggetti di famiglia, Parvana è presa di mira da alcuni soldati e solo l’intervento del padre può evitare il peggio. L’uomo però viene arrestato per vendetta con false accuse e viene rinchiuso in carcere, nel deserto. Parvana non può più uscire di casa perché secondo le regole imposte dai Talebani, le donne non possono uscire se non sono accompagnate da una figura maschile. La ragazzina decide così di tagliarsi i capelli, di vestirsi da maschio e fingere di essere un lontano cugino, Aatish, riuscendo a evitare di essere riconosciuta e a comprare il cibo da portare a casa. Con ostinata determinazione, Parvana trae forza dalle storie che le raccontava suo padre e rischia la vita ogni giorno per aiutare la sua famiglia e raccogliere informazioni sul suo amato genitore.

Approfondimento

Tra le aride montagne e i deserti di una terra distante, straziata e segnata da un secolare scontro di civiltà, la regista irlandese Nora Twomey, ci trasporta a Kabul, nell’Afghanistan del 2001, poco prima dell’inizio di una guerra, scatenata dagli USA per ritorsione al tragico attentato alle torri gemelle. È una nazione complessa l’Afghanistan. Un Paese senza pace in cui i diritti umani hanno subito il massacro più cruento; una terra di interessi mondiali e guerre infinite che non trovano la parola “fine”, un traguardo distante come la pacificazione e la democratizzazione. Questo ci viene raccontato e mostrato anche nella prima parte del film, in cui il padre della giovane protagonista narra a sua figlia le molteplici invasioni subite, da Alessandro Magno ai Greci, dagli Arabi ai Mongoli, dai Turchi agli inglesi e ancora da altre numerose potenze. Tutti questi popoli erano arrivati nel paese, considerato tra i più ospitali del mondo, con l’obiettivo di conquistarlo. Raramente però queste potenze erano riuscite ad esercitare il controllo completo della regione, infatti gli afghani erano sempre riusciti a scacciarli. Come racconta il padre, c’era stato anche un periodo in cui regnava la pace: i bambini andavano a scuola, le donne frequentavano l’università, tutto procedeva tranquillo. Nel 1978, infatti, Mohammed Daud Khan, diede vita alla prima Repubblica afghana, ma il suo governo purtroppo non durò a lungo. Colpo di Stato, nuove invasioni, guerre civili… e in quel caos, nel 1996, avvenne la presa di potere dei talebani. Sviluppatisi come movimento politico militare per la difesa dell’Afghanistan, i talebani applicarono al paese una versione estrema della shari’a, che in arabo significa ‘legge’, imponendo un regime teocratico basato sulla rigida applicazione della legge coranica. In questa cornice si inserisce Parvana, una ragazzina di 11 anni che non ha mai visto e vissuto la pace nel suo paese. L'immagine che ha di Kabul è quella che vediamo noi: una città in rovina, edifici distrutti o semi distrutti dalle bombe, quartieri trasformati in mattoni e polvere. La guerra sfiora soltanto la trama, il paese che ci viene raccontato e mostrato è già scivolato nell'oscurantismo del regime talebano. Eppure Kabul era il cuore dell'Asia centrale, dove si passeggiava per le strade a mezzanotte mangiando il gelato, era una città di luci, progresso ed entusiasmo. Parvana però non riesce ad immaginare tutto questo. Oltre a non conoscere il significato della parola “pace”, non conosce neanche il valore della libertà, perché quella che vive, non può essere per nulla definita tale.

Rimane la speranza

La maggior parte della popolazione in Afghanistan non sapeva leggere né scrivere. Parvana era una delle poche fortunate. Entrambi i suoi genitori erano andati all'università, suo padre era un professore e sua madre una scrittrice. L'importanza delle parole, così come dell'istruzione, viene molto rimarcata nel film. Parvana non usa mai la violenza, così come anche la sua famiglia, i genitori non hanno neanche cercato vendetta dopo la morte del loro figlio Sulayman, ucciso da una mina. I talebani invece utilizzano la violenza, le grida e le armi come linguaggio, perché lo riconoscono come unico per dimostrare ed esercitare la loro forza, il loro potere. Parvana e la sua famiglia utilizzano le parole. In un mondo in cui le voci degli oppressi e degli emarginati vengono spinte verso il basso dalle voci più forti e arrabbiate, loro sanno che l'odio non migliora le cose, che la rabbia non può cambiare e non produce nulla, ma che amore, civiltà e compassione sono invece essenziali per egli esseri umani. E l'immagine della madre che blocca suo cugino mettendo le sue dita tra la lama del coltello, per fermarlo e non per attaccarlo, è potente. Inutilmente aveva provato con un bastone infuocato ad allontanarlo, ma è stato poi con le parole e con lo sguardo che è riuscita a mandarlo via. Uno sguardo infuocato, arrabbiato, furioso, amaro, potente. Anche se il padre viene fatto uscire di prigione e la madre si ricongiunge con la figlia maggiore e il figlio piccolo, il film non ci lascia completamente sereni e felici, ma effettivamente non può lasciarci in questo modo, quindi preferisce lasciarci con una speranza. La speranza testarda che nasce dal buio all'improvviso, proprio come l'ultima scena del film che mostra lo schermo nero che pian piano si colora, cosparso e invaso di fiori gialli sbiadisce poi con le parole di Parvana prese da una citazione di Gialal al-Din Rumi, considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana, uno che si è sicuramente speso molto per elevare le parole:

“Innalza le tue parole, non la tua voce. È la pioggia che fa crescere i fiori, non il tuono.”

Spunti didattici

Il film d’animazione è l'adattamento cinematografico del romanzo The Breadwinner di Deborah Ellis, pubblicato nel 2000, noto in Italia con il titolo Sotto il burqa, pubblicato nel 2002 da Fabbri Editore. È il primo libro della trilogia di Parvana, gli altri due libri sono: Il viaggio di Parvana e Il mio nome è Parvana.

Deborah Ellis è una scrittrice canadese, pacifista e femminista, dall'età di 17 anni, ha lavorato in varie parti del mondo (Africa, Europa orientale, ecc.) a numerosi progetti di sostegno alle popolazioni colpite da guerre o catastrofi umanitarie. Ha scritto numerosi libri. Prima di scrivere Sotto il burqa ha maturato un'esperienza in un campo per rifugiati afghani in Pakistan.

Deborah Ellis si ispira a una storia vera di una ragazzina incontrata in un campo profughi in Pakistan.

Leggi l'anteprima del libro: https://books.google.it/books/about/Sotto_il_burqa.html?id=gd6dBQAAQBAJ&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

Rivivi qualche scena del film (versione in inglese)

Film sullo stesso argomento

  • Viaggio a Kandahar di Mohsen Makhmalbaf (Francia, Iran, 2001)
    Un documento sulla vita terribile delle donne nel paese dei talebani.
  • Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud (Francia, USA, 2007)
    Trasposizione di una graphic novel autobiografica di Marjane Satrapi racconta il ventennio della vita di una ragazzina cresciuta in Iran, dalla caduta di Reza Pahlevi ai primi anni '90 che si svolge in un regime inaccettabile soprattutto per una donna.
  • La bicicletta verde di Haifaa Al-Mansour (Arabia Saudita, Germania, 2012)
    Wadjda è una bambina di 10 anni che vive alla periferia di Riyadh, la capitale Saudita. Nonostante viva in un mondo tradizionalista Wadjda è una bambina affettuosa, simpatica, intraprendente e decisa a superare i limiti imposti dalla sua cultura.

Riflessioni

  • Descrivi la protagonista del film. Che bambina è?
  • Dove vive Parvana con la sua famiglia? Cerca il luogo su una carta geografica e indica le   caratteristiche principali del loro Paese.
  • Come vive Parvana? Prova a descrivere a parole tue la condizione di vita della donna a Kabul.
  • Per quale motivo il padre di Parvana viene arrestato?
  • Perché Parvana è costretta a travestirsi e fingersi ragazzo?
  • Perché, secondo te, è stata inserita la storia del Re Elefante?
  • Hai trovato qualche collegamento con la storia di Parvana?
  • Che tipo di paesaggi ci restituisce la fotografia del film? Quali sono i colori predominanti?
  • Scegli una scena o una frase o un'immagine che del film ti ha particolarmente colpito e riportala su un foglio. Poi confronta la tua scelta con quella degli altri compagni.
  • Quella di Parvana è una storia universale? Conosci altre realtà dove i Diritti dell’Uomo, soprattutto i diritti delle donne e delle bambine, sono palesemente calpestati?
  • Fai una ricerca e poi confrontala e discutine con quella degli altri compagni.

(Scheda tratta da Nuovo Fantarca)